Se UFO e misteri parlassero alla nostra coscienza?
Nel nostro primo viaggio lungo i sentieri del Monte Musinè, abbiamo camminato tra le sue boscaglie inospitali e le sue rocce cariche di magnesite, alzando lo sguardo verso quella monumentale croce in cemento armato che ne custodisce la vetta. Abbiamo rievocato la leggenda della folgorazione spirituale di Costantino e quell’In hoc signo vinces che proprio qui, tra la Val di Susa e le porte di Torino, avrebbe cambiato la storia dell’Occidente. Ma chiunque abbia avvertito il magnetismo primordiale di questa montagna sa che il mito storico è solo la prima pelle di un mistero ben più fitto.

Se infatti la storia antica ci parla di imperatori e croci di fuoco, la cronaca recente ha trasformato il Musinè nell’epicentro dell’ufologia italiana. A partire dagli anni ’70, le indagini pionieristiche di Peter Kolosimo e le accurate inchieste sul campo di Giuditta Dembech hanno riempito i taccuini di luci notturne stazionarie, boati sotterranei e inspiegabili shock termici subiti dai testimoni.
Eppure, ridurre il “Monte Magico” a un mero porto di mare per lamiere extraterrestri o a un eliporto per alieni rischia di impoverirne la reale portata. Se facciamo un passo indietro dalla caccia al “bullone dell’astronave” e interroghiamo le menti più straordinarie del Novecento, scopriamo che il fenomeno che attraversa questa montagna assume contorni ben più profondi. Diventa uno specchio dell’anima, una fessura attraverso cui osservare l’invisibile.
La vertigine multidimensionale: l’universo cosmico di Gustavo Rol
Mentre le riviste dell’epoca cercavano di capire se i dischi volanti provenissero da Marte o da Venere, a Torino, nel salotto di via Silvio Pellico, si muoveva una figura che con l’invisibile manteneva un dialogo quotidiano: Gustavo Adolfo Rol. Interpellato in più occasioni sulle cronache misteriose che scuotevano la Val di Susa, Rol liquidava con un sorriso l’immaginario ingenuo degli “omini verdi” confinati dentro scafi metallici.

Per Rol, la realtà era un organismo spirituale infinito e multidimensionale. Il pensiero del sensitivo torinese non negava affatto la straordinarietà dei fenomeni del Musinè, ma ne ribaltava radicalmente la prospettiva:
- Non alieni, ma intelligenze: Quelle che gli ufologi scambiavano per astronavi erano, per Rol, proiezioni o manifestazioni di intelligenze provenienti da altri piani dello spirito o da dimensioni parallele.
- L’assottigliarsi del velo: Torino e la Val di Susa erano considerate da Rol nodi di immense correnti energetiche. Il Musinè, in quest’ottica, non è una base logistica per esploratori galattici, ma un luogo in cui le cariche geologiche e spirituali assottigliano il velo che separa la nostra dimensione tridimensionale dalle altre. Le luci nel cielo sono flussi di una coscienza universale che compenetra la nostra, squarci temporanei in cui il “Tutto” si mostra alla parte.
Gli “Angeli Tecnologici” e i Mandala celesti: la lezione di Carl Jung
Nello stesso arco di anni in cui il Piemonte si scopriva terra di avvistamenti, a Zurigo un gigante della psicanalisi stringeva lo stesso identico nodo concettuale, seppur partendo da una prospettiva clinica. Nel 1958, Carl Gustav Jung dava alle stampe un saggio formidabile e tuttora profetico: “Un mito moderno. Gli oggetti che appaiono in cielo“.

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Jung non voleva dimostrare la natura fisica degli UFO. Egli intuì che, a prescindere da un’eventuale e minima base fisica (come le tracce radar), l’umanità stava assistendo a una mastodontica proiezione psichica collettiva.
La tesi di Jung si articola su due intuizioni folgoranti che illuminano anche i misteri del Musinè:
- Il Disco Volante come Mandala: Perché la stragrande maggioranza degli avvistamenti descrive oggetti di forma circolare, sferica o a disco? Nella psicologia analitica, il cerchio è l’archetipo del mandala, la rappresentazione geometrica della totalità, dell’ordine e della guarigione interiore. L’uomo della seconda metà del Novecento, schiacciato dal trauma della Seconda Guerra Mondiale e dal terrore della catastrofe atomica, proiettava nel cielo il proprio disperato bisogno di ordine che non riusciva più a trovare sulla Terra o nelle religioni tradizionali.
- La secolarizzazione del sacro: Jung definisce gli UFO degli “angeli tecnologici”. Poiché l’uomo moderno è razionale e scientifico, il suo inconscio non può più generare visioni di carri di fuoco biblici o schiere angeliche. Il mito si adegua ai tempi: la forza superiore, salvifica e detentrice di una conoscenza suprema, si riveste di tecnologia e giunge da pianeti lontani.
Conclusione: Il Musinè come catalizzatore di simboli
Se uniamo i fili di questo ordito, la sovrapposizione è sbalorditiva. Da un lato, il misticismo dimensionale di Gustavo Rol; dall’altro, la psicanalisi dell’inconscio collettivo di Carl Jung. Entrambi convergono sulla medesima, fondamentale intuizione: ciò che appare nel cielo del Musinè non sta arrivando da anni luce di distanza nello spazio profondo, ma sta bussando alla porta della nostra coscienza.
In fondo, non può che colpire una singolare sincronicità — per usare un termine caro alla psicanalisi: il fatto che le due guide di questo viaggio nell’invisibile condividano, seppur in lingue diverse, lo stesso nome. Il “filo di Gustavo (1)” unisce idealmente Torino a Zurigo, Rol a Jung, la dimensione dello Spirito a quella dell’Inconscio…
Il Monte Magico della Val di Susa smette così di essere soltanto una curiosità per appassionati di cronaca ufologica e si riappropria della sua millenaria dignità di luogo sacro. Funge da immenso catalizzatore di simboli: che si tratti del varco energetico ipotizzato dall’esoterismo o dello specchio psicologico teorizzato da Jung, il Musinè resta lì, immobile e severo. Ci attira e ci inquieta non per ciò che nasconde nel suo sottosuolo, ma perché costringe chiunque ne fissi la cima — oggi esattamente come al tempo di Costantino — a guardare dentro di sé, interpellando l’invisibile che abita oltre il confine dei nostri sensi.
(1) Di origine germanica (Gustav), significa tradizionalmente “sostegno dei Goti” o, in senso più ampio, “bastone di sostegno/guida”. In qualche modo, entrambi sono stati delle guide formidabili nel traghettare l’uomo del Novecento oltre le secche del materialismo rigido.