LE STELLE DELL’ORSA MAGGIORE DAL TAOISMO AL MONTE MUSINE’

LE STELLE DELL’ORSA MAGGIORE DAL TAOISMO AL MONTE MUSINE’: nel Fengshui e nel Taoismo appare  manifesto quello che nell’esoterismo occidentale viene racchiuso nella famosa legge di Ermete Trismegisto e cioè la corrispondenza simbolica ed energetica fra Cielo e Terra, messa in evidenza da due articoli recenti pubblicati su questa pagina web dove si è parlato di asse del mondo e di danza taoista su le stelle dell’Orsa Maggiore.

E’ giunto ora il momento di trovare qualche esempio astronomico e mitologico legato alla tradizione esoterica occidentale, in particolare ad un ambito misterico tipicamente piemontese (per altro collegato alla linea di San Michele già descritta) che ci consenta questo parallelo: le stelle dell’Orsa Maggiore dal Taoismo al Monte Musinè, dai draghi e le stelle della valle di Susa a quelli dell’Estremo Oriente.

A circa 18 km da Torino, visibilissimo dagli immediati dintorni, da Rivoli, dai laghi di Avigliana, da altre località vicine, sorge il Musinè, il monte più misterioso d’Italia, un rilievo sinistro su cui nulla attecchisce, nulla riesce a crescere, tranne cespugli rinsecchiti, erbacce circondate da grovigli di vipere.

LE STELLE DELL’ORSA MAGGIORE DAL TAOISMO AL MONTE MUSINE’

Vista del versante sud del monte Musinè

L’attenzione intorno ad esso venne accesa da qualche accenno a misteriose aperture, a massi forse scolpiti dagli agenti atmosferici e modellati poi presumibilmente dall’uomo, da sinistre leggende su cui domina quella di Erode, secondo la quale il feroce re di Giudea sarebbe stato condannato a espiare i suoi crimini sorvolando la tetra montagna rinchiuso in un carro aereo di fuoco.

In effetti non sono rare le notti in cui bagliori improvvisi si accendono lungo le pendici del Musinè e (forse) nel suo cielo: si tratta a volte d’incendi, a volte di lampi; c’è chi parla di fuochi fatui, di fulmini globulari. È’ comunque facilmente spiegabile come questi fenomeni abbiano sfrenato la fantasia degli osservatori di UFO, alcuni dei quali vedono nella montagna torinese addirittura una base segreta di ‘dischi volanti’. Che cosa possono andare a cercare lassù gli extraterrestri proprio non riusciamo a indovinare… Dobbiamo tuttavia concedere un’attenuante agli ufologi: chi non sarebbe suggestionato dall’alone di sinistro mistero che circonda il Musinè?

Alla leggenda di Erode, poi, se ne sovrappongono molte altre: si parla di una ‘grotta incantata’, di lupi mannari, d’immagini spettrali che svaniscono nel fumo, di urla di anime dannate, di suoni, di musiche strane, di sabba sfrenati, di un immenso tesoro sepolto e ancor sempre, nelle versioni più diverse, di ‘fuochi magici’. Con parecchi altri ricercatori, il francese Louis Charpentier vede le leggende come deformazioni di avvenimenti reali, ricordi distorti, alterati nel corso dei secoli.

E dello stesso parere è Mario Salomone, archeologo e fotografo torinese. Proprio questa sua convinzione lo porta sulle tracce di un’antichissima cultura senza nome, riecheggiante motivi propri a civiltà di tutto il globo. Secondo tradizioni ancora vive, un drago d’oro sarebbe stato posto a guardia della ‘grotta incantata’ del Musinè, pronto a difendere non solo incomparabili tesori, ma anche il mago che la abitava. Sembra che un giovane chiamato Gualtiero, infischiandosi degli inviti alla prudenza dei compaesani, sia penetrato nell’antro dello stregone.

Quest’ultimo, vistosi scoperto, avrebbe abbandonato a bordo di un ‘carro di fuoco’ il suo rifugio, facendovi di tanto in tanto ritorno con lo stesso veicolo per dedicarsi a qualche incantesimo, tanto per non perdere l’abitudine… Gli abitanti delle località vicine identificano quest’astronave ante litteram con i globi di fuoco che sorvolerebbero la vallata per posarsi poi sul monte: si tratta ovviamente di un’altra versione del ‘carro di Erode’. Ma soffermiamoci un momento sul drago e sulla ‘sfera infuocata’.

LE STELLE DELL’ORSA MAGGIORE DAL TAOISMO AL MONTE MUSINE’’

Simbolo solare inciso nella roccia sul Musinè

Nelle vecchie fiabe troviamo innumerevoli bestioni del genere a guardia di antri e tesori. Ma nella mitologia cinese incontriamo proprio draghi d’oro volanti, avvampanti. del ‘mostro del Musinè’ non si parla più dopo la scomparsa del mago: che abbia preso il volo e sia poi stato visto come bolide fiammeggiante? Notiamo anche che presso altre remote civiltà asiatiche, africane, americane, è il serpente a prendere il posto del drago: alato, piumato o stilizzato, rigido o a volute, simboleggia sempre l’infinito, sovente il volo…

E molte, molte volte compare anche accanto al segno solare: tanto accade pure sul Musinè, dove lo vediamo inciso vicino alla raffigurazione dell’astro e martellinato sotto quello che parrebbe un ammasso stellare. Non dimentichiamo che a poca distanza dal monte, nei pressi di Caprie, sempre nella valle di Susa, una lama di pietra guarda su uno strapiombo di 150 metri, sovrastata da segni solari. Ed è un serpente rozzamente simboleggiato, come quello di Algajola, in Corsica, un serpente che, elaborato nell’orrida e stupenda arte maya, sembra elevarsi al cielo dal ‘tempio dei guerrieri’ di Chichén Itzà.

Il Musinè è costellato anche di rappresentazioni solari, accanto alle quali troviamo menhir, pietroni che potrebbero essere aree sacrificali preistoriche, con un monolito trapezoidale perfettamente squadrato. Su questa stele osserviamo, evidentissimi, tre soli, che hanno i loro esatti corrispondenti nei segni rilevati in Francia, a Pair-non-Pair (Gironda) e nei pressi di Montesquieu (Avantès-Ariège), interpretati dall’archeologo Aimè Michel come ‘possibili raffigurazioni di veicoli spaziali’. Anche se vogliamo tenere ben saldi i piedi a terra, dobbiamo ammettere che i tentativi di spiegazione delle leggende ci prospettano già un quadro fantastico quanto basta. “Si narra che l’uomo lupo si trasformasse in belva venendo fuori dalla sua grotta, per riprendere poi sembianze umane”, ci dice Salomone. “Potrebbe trattarsi benissimo d’individui i quali, uscendo all’aperto, si coprissero con pelli animali per difendersi dal freddo”.

E, riferendosi agli altri favolosi ricordi, aggiunge: “Le immagini spettrali, umane o animali, scomparenti nel fumo potrebbero essere quelle di vittime sacrificate sulle presunte are, le urla delle anime dannate le loro espressioni di terrore, oppure grida di guerra. I balli, i suoni strani, le musiche misteriose sono, probabilmente, ricordi deformati di danze e canti rituali, propiziatori, degli antichi abitanti del Musinè”.

Il ricercatore torinese crede di poter scorgere nei ‘fuochi magici’ verdastri “fosforescenze originate da sostanze animali o vegetali in decomposizione”, ma solo in parte: altri possono essere stati generati dall’accensione di resine e grassi animali nelle coppelle (incisioni appunto di piccole coppe) che abbondano sul monte, fra i 400 e i 900 metri di quota. Perché genti primitive, assillate da problemi pratici da cui dipendeva la loro sopravvivenza, si sarebbero presa la briga di accendere fuocherelli in buche scavate faticosamente nella roccia? Per imitare le stelle…

La risposta è logica: sembra che altrettanto accadesse in Perù, in Spagna e in Francia. A proposito di quest’ultimo paese, disponiamo della testimonianza del professor Denis Peironj, il quale portò alla luce presso La Ferrassiè (Charente) un’incisione raffigurante le stelle dell’Orsa Maggiore. La stessa si trova anche sul Musinè. Ma sul monte piemontese c’è di più, molto di più, e Salomone lo cerca, confrontando i vari gruppi di coppelle con le carte astronomiche.

E scopre qualcosa di unico al mondo: un’intera mappa celeste incisa sulla roccia! C’è tutto l’emisfero boreale, dalla Croce del Nord (o Cigno) a le stelle dell’Orsa Maggiore e Minore, da Boote a Cassiopea, dalla Saetta al Triangolo, dalla Colomba alla Cintura di Orione, alle enigmatiche Pleiadi che suggellano i segreti di tante remote civiltà.

LE STELLE DELL’ORSA MAGGIORE DAL TAOISMO AL MONTE MUSINE’

Coppella sul Musinè raffigurante la costellazione dell’Orsa Maggiore

L’insieme di altre coppelle, però, non dice nulla che si riferisca all’emisfero boreale: potrebbe dire qualcosa, forse, riguardo a quello australe, come potrebbe tratteggiarci costellazioni sconosciute o formare combinazioni puramente casuali.

In ogni caso il montè Musinè con i suoi misteri rimane un’ulteriore testimonianza delle connessioni fra micro e macrocosmo, ricordandoci ancora una volta come sotto un unico cielo gli Attori (ovvero le forze cosmiche e le forze telluriche) siano sempre gli stessi e ritornino ciclicamente a presentarsi agli occhi acuti dei ricercatori spirituali: la ruota del Mulino di Amleto gira e con essa l’asse del tempo e dello spazio.

Nello spazio locale allo sbocco della valle Susa fra Sacra e Musinè avvengono battaglie che decidono le sorti della storia occidentale: Massenzio e Costantino (Pagani contro Cristiani) prima e Carlo Magno e Adelchi (Franchi contro Longobardi)  poi.

La Croce apparsa a Costantino “in sogno” era la costellazione della Croce del Nord o Cigno  che la notte prima della battaglia era visibile proprio sopra al monte Musinè, indicando così il luogo adatto per vincere (In hoc signo vinces), un bell’esempio di collegamento Terra-Cielo.

LE STELLE DELL’ORSA MAGGIORE DAL TAOISMO AL MONTE MUSINE’

Stanze Vaticane – Raffaello – Apparizione della croce

A questo proposito sicuramente non è da trascurare la vicinanza del Musinè con la linea di San Michele che passa a poca distanza sul monte Pirchiriano dove è stata costruita l’omonima Sacra. Le origini particolare del sito sono sia di tipo geomorfologico che mitologico: da una parte due monti che controllano fronteggiandosi lo sbocco della valle di Susa e della via Francigena, dall’altra i riferimenti al Drago che appaiono sia per san Michele sia per il Musinè. Si tratta quindi di un evidente collegamento per comprendere la potente contrapposizione delle energie ctonie (telluriche/infere) e di quelle celesti (spirituali/cosmiche/supere) che sembrano marcare dall’astrale un luogo terrestre di particolare importanza.

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